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    home » Scultura Aurea - Gioielli d'artista per un nuovo Rinascimento
    07/07/2019
    Scultura Aurea
    31 maggio - 8 settembre

    Scultura Aurea. 
    Gioielli d’Artista per un nuovo Rinascimento 
    Urbino, Palazzo Ducale, 31 maggio – 8 settembre 2019
    A cura di Paola Stroppiana

    La mostra propone, nelle rinascimentali sale del Palazzo Ducale di Urbino, una panoramica sul gioiello d’artista del XX e XXI secolo ed è preziosa occasione per portare all’attenzione del pubblico il contributo di scultori e pittori all’ambito del gioiello, inteso come opera d’arte perfettamente compiuta, nel pieno superamento tra arti maggiori e minori cha nel Palazzo di Federico trova piena realizzazione concettuale ed estetica.

    Il percorso di mostra presenta un’ampia selezione di esemplari, più di 140 pezzi, realizzati da 46 artisti internazionali, evidenziando contributi e influenze e sottolineando la portata rivoluzionaria della contaminazione tra le arti in ambito orafo.

    L’esposizione, a cura di Paola Stroppiana, propone come primo elemento di indagine la rievocazione della grande cultura orafa delle Marche: la regione è riconosciuta come un distretto di livello internazionale per competenze e diffusione di scuole e modelli.

    Nel XX secolo la cultura orafa marchigiana gode di un rinnovato prestigio grazie a figure come Edgardo Mannuci, Giuseppe Uncini, Valeriano Trubbiani, Eliseo Mattiacci, Giorgio Facchini, Alberto Giorgi, che alla grande competenza in ambito scultoreo e orafo hanno spesso unito la vocazione all’insegnamento, formando nuove generazioni di artisti. Nodale il ruolo dei fratelli Arnaldo Pomodoro e Gio’ Pomodoro, la cui fama internazionale nell’ambito delle arti ha portato alto il nome delle Marche nel mondo: entrambi hanno realizzato ornamenti di grande bellezza (rivalutando anche l’antica tecnica della fusione in osso di seppia) e parallelamente hanno contribuito in modo determinante alla rielaborazione critica del gioiello d’artista, talvolta confinato ad una mera riduzione in scala o ad un’espressione di alto artigianato, rivalutandone la dignità, anche museale, di opera d’arte perfettamente compiuta, pari al disegno e alla scultura.

    Successivamente sono presi in esame i maestri italiani (Afro, Nino Franchina, Gino Severini, Giuseppe Capogrossi, Umberto Mastroianni, Getulio Alviani, Giorgio De Chirico) che, a partire dal II Dopoguerra, si sono fatti interpreti del gioiello d’artista, pezzo unico “d’autore”, grazie all’illuminata committenza di mercanti, galleristi e mecenati come Mario Masenza e i fratelli Fumanti a Roma. Parallelamente, nella Milano di fine anni ’60, ha inizio la paradigmatica avventura di Gian Carlo Montebello e Teresa Pomodoro, che insieme fondano la GEM Montebello.

    Questi, tra il 1967 e il 1978, ancora in parallelo con l’esclusività del “pezzo unico” di Masenza e Fumanti, collaborano con oltre 50 artisti editando circa 200 gioielli in multipli in edizione limitata. Molti i nomi coinvolti, a partire dai cognati Arnaldo e Gio’ Pomodoro,Fausta Squatriti, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Joe Tilson, Lowell Nesbitt, Niki de Saint Phalle, Pol Bury, Jesús Rafael Soto, Pietro Consagra, Claude Lalanne, Man Ray, Joy Tilson.

    Segue una preziosa selezione di esemplari e pezzi unici di artisti di fama internazionale che si sono confrontati con l’ambito orafo già a partire dagli anni ‘40 del secolo scorso come Alexander Calder, Salvador Dalí, George Braque, Pablo Picasso, Max Ernst, Louise Nevelson, Alicia Penalba, con episodi spesso sorprendenti, per giungere ad alcuni esempi di gioielli realizzati da artisti contemporanei (Igor Mitoraj, Sophia Vari, Enrico Castellani, Giulio Paolini, Anish Kapoor, Giorgio Vigna), che trasferiscono nel gioiello la poetica della loro ricerca con nuova consapevolezza sostenuta da illuminate committenze, nuove generazioni di galleristi-mecenati e da una rinnovata sensibilità critica all’argomento.

    La commistione tra arti maggiori e minori è tema fondativo dell’allestimento stesso della mostra che ne esplora le potenzialità concettuali e espressive coinvolgendo l’architettura di Palazzo Ducale tramite allestimenti scenici virtuali.

    Proiezioni interattive e ambienti scenografici mutevoli raccontano la dimensione immaginifica degli artisti e creano un’architettura fittizia in cui gioielli d’artista, pittura, scultura e elementi architettonici dialogano sperimentando l’idea di un nuovo Rinascimento anche in chiave tecnologica.

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